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Paesaggio, forme di relazione e produzione tra biodiversità e cooperazione” e “Coltura e cultura dell’olio extravergine d’oliva italiano

Si è concluso il doppio appuntamento di Fontana Liri con i convegni sull’importanza del paesaggio e dell’olivicoltura: rispettivamente “Paesaggio, forme di relazione e produzione tra biodiversità e cooperazione” e “Coltura e cultura dell’olio extravergine d’oliva italiano”, a cui hanno partecipato esperti in materia ed imprenditori agricoli, rappresentanti delle loro aziende.

Tante le tematiche toccate: oltre l’olio, la biodiversità, la relazione e la cooperazione nella produttività agricola, il problema della gestione delle aree verdi. Dalle discussioni che si sono tenute è emerso il fatto che l’ulivo è un tratto caratterizzante del nostro paesaggio e l’olivicoltura motivo di aggregazione di aziende, come pure strumento per narrare la storia della propria terra. Durante l’incontro si è avuta la possibilità, infatti, di conoscere varie tipologie di olii, grazie alla presenza delle diverse aziende olivicole che hanno esposto i loro prodotti.

Jacopo Granieri, Presidente dell’Associazione Or.T.I.C.A. e moderatore della giornata, ha aperto la discussione rimarcando il valore che oggi assume il paesaggio, il quale – riportando le sue parole – “è cornice e vettore dell’agricoltura in termini di produzione e servizi”; lo stesso Granieri ha concentrato l’attenzione sull’esigenza di un collegamento tra aziende, produzione e servizi, ma anche tra questi elementi e la biodiversità. Sempre sul paesaggio, Daniele Del Monaco – Presidente di LegaCoop Lazio Sud – si è espresso in questi termini: “Tutti insieme dobbiamo dare una svolta culturale al paesaggio, che rappresenta la cornice del futuro i cui custodi sono gli agricoltori. La nostra responsabilità, nei prossimi anni, è quella di tutelare il paesaggio rurale e urbano”. Del Monaco ha continuato il suo discorso concentrandosi sul legame che tiene strette l’agricoltura e la cultura, termini derivanti da una stessa area semantica: “Da come concepiamo culturalmente l’ambiente si sviluppa tutto il resto”, afferma il Presidente di LegaCoop e, in merito all’esigenza di una cooperazione tra le aziende, continua: “Le imprese hanno bisogno dell’humus giusto per rinnovarsi ed ibridarsi. Occorre un intreccio continuo di relazioni e di nodi tra imprese agricole e non agricole, dunque sociali, ambientali, turistiche. E’ necessario coltivare una rete di scambi per un’economia del territorio interconnessa nei vari settori orizzontalmente e verticalmente e con la comunità stessa”.

La discussione, concepita in forma laboratoriale, è proseguita con l’intervento di Francesco Rotondi, Presidente di Agribombom, cooperativa sociale agricola che assiste i comuni nella gestione delle aree verdi pubbliche. Rotondi ha convenuto sul valore assunto dal paesaggio e dal verde ma ha lamentato uno scarso interesse della comunità nei confronti di questi temi; per la gestione delle aree verdi, spiega, sono disponibili sempre meno fondi e questo costituisce un problema per le amministrazioni comunali che dunque se ne disinteressano. Tuttavia, conclude, è possibile trasformare tale inconveniente in risorsa, “mettendo a frutto tutte le aree incolte, rivedendo i piani verdi pubblici e privati e puntando sull’agricoltura”. 

La parola è poi passata ad alcuni imprenditori agricoli presenti al dibattito: Maurizio Frosini e Maria Palombo. Il primo ha parlato della problematica dello scarso mantenimento dei terreni, cosa che causa dispendio di energia e di produttività, portando ad un aumento del prezzo dei prodotti; occorrerebbe, spiega Frosini, che il PSR o le amministrazioni comunali tutelino adeguatamente chi si occupa della manutenzione dei terreni da adibire alla coltura. Maria Palombo, produttrice di marzolina ad Esperia, si è trovata d’accordo con Del Monaco sulla relazione paesaggio e cultura ed ha sottolineato l’importanza del confronto e dell’unione tra produttori come strumento per far valere i propri diritti e porre all’attenzione le proprie esigenze. In ultimo l’agronomo Marco Cinelli, esperto del paesaggio e del patrimonio olivicolo locale, ha dimostrato come l’olivicoltura possa conciliarsi con la componente sociale: Cinelli ha fatto l’esempio di un intervento di recupero di un uliveto sito presso Scifelli, nel comune di Veroli, che ha permesso a soggetti disoccupati di essere inclusi lavorativamente.

L’incontro si è concluso con il parere comune dei presenti riguardo la necessità di sviluppare connessioni tra i territori, individuandone le criticità e le possibili soluzioni atte a risolverle.

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